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Le piroghe monossili del Bacchiglione raccontano l'importanza della navigazione fluviale e del paesaggio acquatico nell'Alto Medioevo veneto.

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Il segreto del Bacchiglione: le monossili di Selvazzano

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Nell’estate del 1972, il letto del fiume Bacchiglione restituì una scoperta eccezionale nei pressi di Selvazzano: due antichissime imbarcazioni monossili, interamente scavate in un unico tronco d’albero. Il recupero, guidato dai sommozzatori di Padova e dagli archeologi del Veneto, richiese un delicato sistema di impalcature tubolari e palloni d’aria per sollevare gli scafi dal fango senza spezzarli. Per salvarli dalla disidratazione, che li avrebbe polverizzati a contatto con l’aria, i reperti furono immersi in vasche d’acqua demineralizzata a 60 gradi e trattati con resine speciali. Le successive analisi al Carbonio-14 rivelarono che le due imbarcazioni risalivano all’VIII secolo d.C., in piena epoca longobarda.

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Nella storia navale italiana, queste imbarcazioni, note in epoca romana come lintres, rappresentano una soluzione tecnologica peculiare. A differenza del Nord Europa, dove la barca scavata nel tronco fu il punto di partenza per navi più complesse, in Italia la tradizione preferì l’evoluzione della zattera. Le monossili rimasero comunque in uso per millenni, dall’età del bronzo fino al Medioevo, non per mancanza di innovazione, ma perché erano perfette per navigare con agilità nelle acque interne e basse. La loro definitiva scomparsa non fu dovuta a un limite tecnico, ma alla progressiva riduzione dei grandi boschi di quercia e farnia, i cui fusti monumentali erano indispensabili per la costruzione di scafi così imponenti.

Le due monossili esposte colpiscono proprio per le dimensioni: la maggiore misura ben 15,75 metri di lunghezza e poteva trasportare un carico di 3 o 4 tonnellate con soli due o tre membri d’equipaggio. Gli artigiani del tempo sfruttarono magistralmente la forma naturale dell’albero, ricavando la poppa dalla parte più massiccia vicina alle radici e la prua dalla parte superiore. Curiosamente, venivano manovrate solo a spinta o a pagaia, senza l’ausilio di vele o timoni. Un’incisione lungo il bordo superiore fa ipotizzare agli studiosi che i due scafi potessero essere accoppiati come un catamarano, oppure usati insieme come supporti galleggianti per un ponte mobile o un mulino ad acqua.

L’archeologia locale ci mostra anche interessanti varianti di queste barche: alcune monossili di medie dimensioni rinvenute nel padovano presentano una poppa tagliata a specchio, studiata appositamente per ricavare nel legno il sedile del rematore. In un caso specifico, come per un reperto trovato a Saccolongo nel 1950, la poppa ha il fondo sollevato per migliorare l’idrodinamica, evitando la formazione di vortici d’acqua. Tuttavia, gli esemplari più recenti mostrano una tecnica costruttiva più rozza e arcaica, segno di un processo involutivo della cantieristica fluviale locale in epoca tarda.

Questo tipo di navigazione era comunque vitale nell’Alto Medioevo. Con la rovina delle strade romane e il disordine idrografico che aveva trasformato la pianura in un insieme di paludi e fitti boschi, il Bacchiglione divenne la vera autostrada del territorio, collegando le lagune venete a Pavia, capitale del regno. Le monossili erano i “camion” dell’epoca, cariche di cereali, vino, legname e pelli; un commercio così ricco da essere pesantemente tassato dai signori locali con tributi di transito e da scatenare secolari guerre di confine tra Padova e Vicenza. Queste imbarcazioni restano il simbolo di un’epoca in cui la vita, l’economia e la sopravvivenza dipendevano interamente dalle vie d’acqua.

Il restauro delle piroghe e il paesaggio perduto

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Al momento del ritrovamento, gli scafi si presentavano coperti per il 90% da uno spesso strato protettivo che rendeva il legno del tutto illeggibile. Subito dopo il prelievo dal fiume, le imbarcazioni vennero stabilizzate con una struttura metallica sagomata per consentirne lo spostamento. Il primo grande intervento di salvataggio consistette nell’impregnare il legno – ancora intriso d’acqua – con il polietilenglicole (PEG 4000), una sostanza simile alla cera capace di bloccare i movimenti e le deformazioni della materia prima causati dall’aria. In seguito, per restituire alle monossili il loro aspetto originario, i restauratori hanno dovuto rimuovere i depositi esterni di cera con appositi raschietti e bisturi, sciogliendo i residui più profondi negli interstizi attraverso fogli di carta assorbente riscaldati con getti d’aria calda. Le ultime tracce nelle porosità sono state eliminate con impacchi di solvente cloruro di metilene, prima di consolidare le fessure più importanti con resina siliconica o perni filettati in acciaio inox. L’intero lavoro si è concluso stendendo un film protettivo di resina acrilica trasparente, che oggi difende il legno dalla polvere e dal tempo.

Questo meticoloso restauro ha permesso di preservare non solo i reperti, ma anche i dati biologici utili a ricostruire il panorama dell’Alto Medioevo, un’epoca caratterizzata da un ambiente acquatrinoso assai diverso da quello attuale. Il territorio era dominato da paludi interrotte da lingue di terra e da una fitta alternanza di boschi e boscaglie igrofile, fortemente legate alla presenza dell’acqua. Nelle zone più alte spiccavano maestose foreste di farnie, roveri e frassini che raggiungevano altezze straordinarie tra i 30 e i 35 metri, dai cui fusti monumentali gli uomini del tempo traevano la materia prima per scavare le piroghe. Lungo le sponde e i canali, invece, il paesaggio cambiava lasciando spazio a salici, pioppi bianchi dalle caratteristiche foglie argentee, cannuccie di palude e una ricca vegetazione galleggiante di ninfee e ranuncoli d’acqua. Sebbene i secolari interventi di bonifica, l’agricoltura e l’antropizzazione abbiano quasi del tutto cancellato questo antico ecosistema padovano, piccoli lembi di questa natura selvaggia sopravvivono ancora oggi, addomesticati, in aree protette limitrofe come il Bosco Olmè a Cessalto, i relitti della bassa pianura friulana e la vegetazione galleggiante del lago di Fimon.

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