Spada tipo Sauerbrunn

N. inventario: IG 239289

Spada a base semplice di tipo Sauerbrunn con lunga lama costolata. La base e la lama sono decorati con incisioni a bulino consistenti in due volute arrotolate verso l’interno a simboleggiare un paio di occhi. La lama veniva assicurata all’impugnatura in materiale organico attraverso due fori fissati con ribattini metallici.

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Teca Teca spade
CollocazioneMuseo del fiume Bacchiglione, Castello di S. Martino della Vaneza, Cervarese Santa Croce (PD), sala XXX, vetrina XXX
DataXVI-XV secolo a.C. (età del Bronzo Medio)
MaterialeBronzo
MisureLunghezza 64 cm - Larghezza 3,5 cm

Questa spada in bronzo, lunga circa sessantaquattro centimetri, proviene dal territorio di Cervarese Santa Croce ed è stata rinvenuta lungo il corso del fiume Bacchiglione. È oggi conservata presso il Museo del fiume Bacchiglione, nel Castello di San Martino della Vaneza, ed è databile tra il XVI e il XV secolo a.C., nel periodo del Bronzo Medio.

L’arma appartiene al tipo Sauerbrunn, una tipologia diffusa nell’Europa centro-alpina e caratterizzata da una base semplice, rotondeggiante ed espansa. Alla base sono presenti due fori destinati ai ribattini metallici, utilizzati per fissare l’impugnatura, originariamente realizzata in materiale organico, come legno o osso. Subito sopra la base, una lieve strozzatura raccorda l’elsa alla lama, che si sviluppa in modo slanciato e regolare.

La lama è particolarmente lunga e presenta una costolatura centrale molto accentuata, a sezione triangolare, che ne aumentava la resistenza strutturale. La decorazione, realizzata a bulino, è concentrata soprattutto nella parte prossima alla base: qui compaiono due volute arrotolate verso l’interno, interpretate come una coppia di occhi stilizzati. Da questo motivo si dipartono fasci di linee incise, alternate a bande con fitto tratteggio trasversale, che accompagnano lo sviluppo della lama. L’ornamentazione prosegue lungo i margini con due linee inizialmente parallele che, procedendo verso la punta, tendono gradualmente a convergere sulla nervatura mediana.

Questo apparato decorativo non aveva solo una funzione estetica, ma rivestiva anche un forte valore simbolico. Il motivo “a occhi” conferiva alla spada una sorta di parvenza vitale, quasi magica, come se l’arma fosse dotata di una propria identità. L’idea che le spade potessero accompagnare e proteggere il loro proprietario è ben attestata nelle tradizioni mitiche e nei racconti epici, nei quali le armi più celebri portano spesso un nome proprio e assumono un ruolo quasi personale nella vicenda dell’eroe.

In questo senso, la spada tipo Sauerbrunn non va interpretata soltanto come uno strumento di combattimento, ma anche come un oggetto carico di significati simbolici e rituali. Il suo ritrovamento in un contesto fluviale, come quello del Bacchiglione, richiama inoltre pratiche di deposizione intenzionale di armi in acqua, diffuse nell’età del Bronzo, forse legate a riti di offerta o a credenze religiose connesse al mondo naturale.

BIANCHIN CITTON E., MALNATI 2001, Reperti bronzei protostorici dai fiumi veneti, in Cresci Marrone G., Tirelli M. (a cura di), Orizzonti del sacro. Culto e santuari antichi in Altino e nel Veneto orientale, Atti del Convegno (Venezia 1999), Roma, pp. 201-202.

La decorazione “a occhi” della base nelle spade di questo tipo conferiva loro una parvenza viva, quasi magica: l’usanza di assegnare a queste armi una sorta d’identità che doveva accompagnare e proteggere il proprietario è ben attestata nelle saghe mitiche e nei racconti letterari, dove spesso le spade dei protagonisti possedevano un nome proprio (si pensi ad Excalibur di Artù o alla spada Hrunting di Beowulf, o ancora a Gramr di Sigurdur).

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