Lettura stratigrafica

Analisi delle murature che permette di individuare e interpretare le diverse fasi costruttive dell’edificio

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Metodo di analisi: una lettura semplificata delle murature

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Per ricostruire la storia del Castello di San Martino, non ci si è basati solo sui documenti scritti, ma soprattutto sull’osservazione diretta delle sue murature. L’idea di fondo è semplice: i muri conservano le tracce delle trasformazioni avvenute nel tempo e possono essere letti come pagine di un libro.

Il lavoro è partito da fotografie corrette e raddrizzate dei prospetti, utilizzate come base di studio. Su queste immagini sono state individuate le diverse parti della muratura che presentano caratteristiche differenti (per materiali, tecnica costruttiva o modalità di posa). Ogni porzione riconoscibile è stata considerata come una “fase” o un intervento specifico.

Osservando come queste parti si collegano tra loro ad esempio quale muro si appoggia a un altro o quale lo interrompe è stato possibile capire quali elementi sono più antichi e quali più recenti. Successivamente, queste osservazioni sono state confrontate con le informazioni storiche disponibili, così da attribuire a ciascuna fase un periodo cronologico più preciso.

Per rendere più chiara la sequenza delle trasformazioni, i risultati sono stati organizzati in uno schema riassuntivo che raggruppa gli elementi costruiti nello stesso periodo, distinguendo le varie fasi storiche.

Un esempio significativo è rappresentato dalla facciata ovest esterna del castello, scelta come caso studio perché è l’unica parete che non ha subito modifiche rilevanti in epoca moderna. Proprio per questo motivo conserva in modo leggibile le tracce delle diverse fasi costruttive ed è considerata “facciata archeologica”, particolarmente utile per comprendere l’evoluzione dell’edificio nel tempo.

Fase 0 – Ante XI secolo

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La fase più antica, riferibile a una possibile configurazione precedente del castello, risulta completamente cancellata. Non sono presenti Unità Stratigrafiche riconducibili a questo momento neppure nella cosiddetta “facciata archeologica” ovest, a conferma della totale sostituzione delle strutture originarie in occasione della costruzione della cinta fortificata successiva.

Fase 1 – XI-XIII secolo: costruzione del castello

A questo momento è attribuibile la muratura della cinta fortificata, riconosciuta come superficie di interfaccia negativa e identificata nelle Unità Stratigrafiche US 1010 e US 1005. Il paramento è costituito da conci di trachite di dimensioni e forme variabili alternati a listelli di pietra bianca calcarea; l’aspetto attuale è legato al degrado della malta di allettamento dei giunti “a rasosasso”. La malta presenta caratteristiche analoghe a quelle riscontrate negli altri prospetti del castello (US 1154 a est, US 1161 e US 1171 a sud, US 1137 a nord), confermando l’unitarietà dell’impianto difensivo.

Le feritoie EA 107 a–e e il foro pontaio EA 101 risultano in rapporto di contemporaneità con la muratura US 1004, attestando la piena funzionalità militare del prospetto in questa fase.

Fase 2 – Intervento Carrarese (1324–1388 circa)

Sono riferibili a questo momento alcuni conci in mattone pertinenti a un arco (EA 105), interpretabile come resto di una preesistente finestra centinata. Le tracce, seppur frammentarie, testimoniano una prima trasformazione del prospetto rispetto alla configurazione originaria compatta.

Fase 3 – Post Carrarese (1389–XV secolo)

La costruzione delle cantine nei corpi di fabbrica est e ovest comporta l’inserimento di nuove aperture funzionali. Vengono realizzati lucernai (T 1032) e una finestra quadrata con spalle, architrave e banchina in pietra bianca calcarea (US 1018, EA 111 a–d), con sottostante lucernaio (EA 103c). Il tamponamento relativo alla costruzione di tale apertura (US 1018) è coperto da un intonaco in cocciopesto (US 1017 a), elemento utile alla definizione cronologica della fase.

È inoltre leggibile la muratura US 1020 con sottostante lucernaio EA 103a, riferibile a una precedente finestra quadrata anch’essa caratterizzata da intonaco in cocciopesto.

Appartengono a questo momento anche l’apertura US 1032 e le tre finestre al primo piano (US 1011, US 1006, US 1025), dotate di architrave e banchina in trachite e spalle in mattoni (EA 104 A a–d, EA 147 a–d, EA 104 B a–d). Parte dei tamponamenti connessi alla loro realizzazione risulta parzialmente coperta dall’intonaco US 1017 a, consentendo di collocare coerentemente tali interventi nello stesso periodo.

Fase 4 – Modifiche e degrado (XV–XVI secolo)

Si registra l’inserimento di una finestra definita da elementi in mattoni (US 1001, US 1002, US 1003; EA 102 a–d), la demolizione parziale di alcuni lucernai (T 1022, T 1023), la costruzione di una muratura in mattoni (US 1012) e il tamponamento del foro pontaio EA 101 mediante la muratura US 1009.

Si tratta di interventi puntuali che testimoniano una fase di riassetto funzionale del prospetto, con modifiche circoscritte ma chiaramente distinguibili rispetto alle strutture precedenti.

Fase 5 – Famiglia Papafava (XVI–XIX secolo)

Il restauro promosso dalla famiglia Papafava comporta la costruzione della muratura US 1007, costituita da conci di trachite ben squadrati alternati a listelli di pietra bianca calcarea, in continuità formale con la tessitura storica. Vengono inoltre realizzate le merlature in mattoni (US 1008), riproponendo l’immagine difensiva del coronamento.

Appartiene a questo momento anche la costruzione di una muratura in mattoni intonacata (US 1015), realizzata come tamponamento di una preesistente tettoia, intervento che rientra in un più ampio programma di riordino e valorizzazione del prospetto.

Fase 6 – Restauro Papafava (1935)

Non si registrano ulteriori trasformazioni significative; l’assetto definito nel periodo precedente rimane sostanzialmente invariato.

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