




| Teca |
Teca spade |
|---|---|
| Collocazione | Museo del fiume Bacchiglione, Castello di S. Martino della Vaneza, Cervarese Santa Croce (PD), sala XXX, vetrina XXX |
| Data | XIII-XII secolo a.C. (età del Bronzo Recente) |
| Materiale | Bronzo |
| Misure | Altezza 10 cm - Larghezza 16 cm - Ø 9 cm |
Questo falcetto in bronzo è databile tra il XIII e il XII secolo a.C., nel periodo del Bronzo Recente. Proviene dal territorio di Cervarese Santa Croce ed è stato recuperato nel 1978 dai sommozzatori nel corso del fiume Bacchiglione, a nord-est di Creola. Oggi è conservato presso il Museo del fiume Bacchiglione, nel Castello di San Martino della Vaneza.
Si tratta di un falcetto messorio a lingua da presa con lama distinta, uno strumento legato alle attività agricole e in particolare alla mietitura. La lingua da presa ha sezione rettangolare e presenta un margine poco rilevato che prosegue lungo il dorso della lama trasformandosi in una costolatura molto accentuata, funzionale a rinforzare la struttura dell’attrezzo. Nella parte superiore della presa è presente uno sperone ben pronunciato, in continuità con l’attacco della lama, che contribuiva a migliorare la stabilità e il controllo durante l’uso.
Un aspetto particolarmente interessante di questo reperto è la posizione del codolo, collocato sul lato sinistro rispetto alla faccia costolata della lama. Questo dettaglio indica chiaramente che il falcetto era stato progettato per essere utilizzato con la mano sinistra. Nei falcetti in bronzo, infatti, la costolatura è presente su una sola faccia della lama e il verso dell’attrezzo è determinato proprio dalla posizione del codolo: a destra nei falcetti per destrimani, a sinistra in quelli per mancini.
L’introduzione dei falcetti in bronzo rappresenta una delle innovazioni più significative dell’età del Bronzo, periodo che segna un profondo sviluppo delle tecniche metallurgiche. Questi strumenti tendono progressivamente a sostituire i falcetti più antichi, realizzati con lame in selce fissate a un supporto ligneo tramite resine naturali.
I falcetti sinistrorsi, come questo esemplare di Cervarese, sono decisamente più rari rispetto a quelli destinati all’uso destro. Tra i confronti noti si ricordano tre esemplari rinvenuti nel fiume Ljubljanica, in Slovenia, associati a una spada di tipo Sauerbrunn e datati al Bronzo Medio. Un’ulteriore testimonianza è data da una matrice di fusione per falcetti sinistrorsi scoperta negli anni Novanta al Castellaro del Vhò, nel Cremonese. Questo falcetto costituisce quindi una testimonianza preziosa non solo delle pratiche agricole dell’epoca, ma anche dell’attenzione alla diversità funzionale degli strumenti e alle esigenze individuali già nell’età del Bronzo.
Bianchin Citton E., Malnati 2001, Reperti bronzei protostorici dai fiumi veneti, in Cresci Marrone G., Tirelli M. (a cura di), Orizzonti del sacro. Culto e santuari antichi in Altino e nel Veneto orientale, Atti del Convegno (Venezia 1999), Roma, pp. 201-202.
L’età del Bronzo è per eccellenza l’età della metallurgia. Del tutto innovativa è l’introduzione di falcetti in bronzo, che tendono a sostituire quelli realizzati con le lame in selce fissate al supporto ligneo tramite resine.
La lama presenta una costolatura su una sola faccia e il verso del falcetto è quindi indicato dalla posizione del codolo a sinistra o a destra rispetto alla faccia costolata. Nel caso del falcetto di Cervarese, la costolatura e la posizione del codolo per l’immanicatura a sinistra indica che esso era realizzato per l’uso mancino. I falcetti sinistrorsi sono decisamente meno attestati di quelli destorsi: un parallelo da citare è quello dei tre esemplari rinvenuti nel fiume Ljubljanica (Slovenia) assieme ad una spada tipo Sauerbrunn, datati al Bronzo Medio. Una matrice di fusione di falcetto sinistrorso è invece stata rinvenuta al Castellaro del Vhò (Cremona) negli anni ’90.
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