




| Teca |
Teca vasellame metallico |
|---|---|
| Collocazione | Museo del fiume Bacchiglione, Cervarese Santa Croce, sala XXX, vetrina XXX |
| Data | Lebete VI sec. a C.; iscrizione V sec. a.C. (età del Ferro) |
| Materiale | Lamina di bronzo |
| Misure | Altezza 16 cm - Ø 29,5 cm |
Il recipiente in bronzo presenta due attacchi per lato, del tipo a croce, funzionali all’aggancio di un doppio manico.
La decorazione a motivi geometrici sotto l’orlo e l’iscrizione lo rendono un oggetto unico ed eccezionale.
L’iscrizione ha verso destrorso:
Vhrema.i..s.o.i.ka.i.iiariio.i..e.kupeao.s.
Fremaistoi Kaitiarioi ekupetabos
(Lo/gli) ekupetabos per Fremaisto Kaitiario’.
Essa offre molteplici possibilità di lettura, che variano anche in base alle proposte sulla sua possibile funzione; le destinazioni funeraria e votiva sembrano le meno probabili, più verosimile una iscrizione relativa a un dono. Il destinatario è Ekupetabo, forma binomia derivata dalla base ekupeta- presente in ekupetaris e dovrebbe indicare qualcosa o qualcuno che sta in relazione con il ‘cavaliere – eques’.
Di seguito vengono riassunte le possibilità di interpretazione per ekupetabos:
Venetkens 2013, Lebete con iscrizione, cat. 10.2.1, in, Venetkens. Viaggio nella terra dei Veneti antichi, Catalogo della Mostra (Padova, Palazzo della Ragione, 2013).
MARINETTI 2004, Iscrizione venetica su lebete bronzeo da Cervarese S. Croce (Padova), in Studi Etruschi LXX (2005), pp. 363-368.
BIANCHIN CITTON E., MALNATI L. 2001, Reperti bronzei protostorici dai fiumi veneti, in Cresci Marrone G., Tirelli M. (a cura di), Orizzonti del sacro. Culto e santuari antichi in Altino e nel Veneto orientale, Atti del Convegno (Venezia 1999), Roma, p. 208, fig. 12.
LOCATELLI D. 2002, Bronzi votivi e pubblici, in Akeo. I tempi della scrittura, Catalogo della Mostra (Montebelluna-Cornuda 2002), Cornuda (TV), pp. 111-119.
Il lebete nel Veneto preromano rappresenta un oggetto di lusso riservato ai rappresentanti di una classe elitaria, usato nei lussuosi banchetti, veniva probabilmente anche scambiato come dono tra i membri dell’aristocrazia. Dopo un lungo utilizzo domestico primario, questi recipienti venivano a volte deposti nelle sepolture con funzione di ossuario. Gli esemplari più antichi sono documentati a Padova nella “tomba dei vasi borchiati”, datata tra fine VIII e inizi VII secolo a.C. e da lì in poi si diffondono con particolari concentrazioni lungo la valle del Piave e in area alpina fino alla regione sloveno-istriana.
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